Racconti

6.6 min
I ricordi ricostruiscono i giorni della Liberazione a Chieri, alternando i momenti tragici a quelli festosi. Intervista di Ferruccio Ferrua. Riprese di Roberto Destefanis. Montaggio: Roberto Destefanis
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4.5 min
Chieri viene liberata in anticipo, nell’arco un giorno, il 19 aprile 1945. Segue, il giorno dopo, la reazione fascista, tra violenze e cattura di ostaggi, ultimo colpo di coda prima della liberazione definitiva. Ottavio descrive la drammatica fucilazione di un prigioniero fascista, quasi invocata dalla folla. Intervista di Roberto Destefanis Riprese: Silvia Tirtei Montaggio: Roberto Destefanis
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5.7 min
Ottavio narra, senza trascurare i risvolti a tratti comici o paradossali, un episodio del 1944 che non diventa tragedia perché i protagonisti, nonostante il pericolo, accettano di recitare a soggetto, al di là del ruolo ufficiale. Intervista di Roberto Destefanis Riprese: Silvia Tirtei Montaggio: Roberto Destefanis
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15.2 min
Il partigiano garibaldino Bruno Paiardi (1924) ci racconta alcuni episodi della sua Resistenza, iniziata all'indomani dell'8 settembre e combattuta sulle montagne della provincia di Brescia. Dopo un breve periodo di distaccamento in un GAP a Milano, partecipa alla drammatica battaglia del Sonclino, della quale è uno degli ultimi due testimoni viventi.
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6.1 min
L'intervistato racconta il giorno in cui gli americani gettavano le bombe dagli aerei sulle basi tedesche vicino la località da egli abitata,vicino a queste base tedesche vi erano gli ottantadue partigiani che si nascondevano tra le montagne, aiutati dagli americani che lasciavano cadere dagli aerei le provviste e munizioni. Il signor Sante ricorda la partenza dei partigiani dalle montagne fino in pianura a causa dell’arrivo dei tedeschi, e l’incontro avvenuto tra tre uomini delle truppe tedesche e i partigiani. I partigiani colpirono i tedeschi, uno rimase ferito ad una gamba mentre gli altri due riuscirono a fuggire tramite il corso del fiume. Il girono successivo altre truppe tedesche diedero fuoco al paese, spararono contro i boschi per essere sicuri di non essere circondati dai partigiani. Successivamente vi è il racconto delle barbarie che i tedeschi compirono nei confronti degli abitanti del paese: presero la legna, i beni alimentari e ciò che serviva alla famiglia per il sostentamento e gli diedero fuoco.
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5.8 min
Il partigiano Mario Beschi (122a Brigata Garibaldi bis) racconta i giorni immediatamente seguenti il 25 aprile 1945 in Valle Sabbia.
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1.5 min
Il partigiano garibaldino Mario Beschi ci accompagna sui luoghi della sua Resistenza in Valle Sabbia. In questo video ci racconta gli effetti del proclama Alexander sulla sua prima attività partigiana, in provincia di Genova.
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2.5 min
Roma giuridicamente non è mai stata riconosciuta come città aperta. Né dagli alleati né tanto meno dai tedeschi che se lo fosse stata non avrebbero mai potuto fare i rastrellamenti del Ghetto, del Quadraro, dei militari, dei civili. E questo ha significato 53 bombardamenti dal 19 luglio 43 fino alla liberazione avvenuta il 4 giugno 44. Tra questi, il bombardamento dell’aeroporto di Centocelle che è stato raso al suolo insieme alle borgate circostanti.
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3.4 min
Dopo i fatti di piazza dei Mirti e di Via dei Castani, a Centocelle si configurò un nuovo assetto: la polizia finì per chiedere forme di accordo e perfino ad insegnare a sparare ai giovani partigiani. La popolazione dava il più incondizionato appoggio. Sasà abitava, si fa per dire, dormivano sui tavoli, in una osteria a piazza dei Mirti dove la sera sia mangiava, e anche qui si fa pe dire. Ma la sera ci si vedeva tutti, con i fazzoletti rossi, ci si salutava col pugno chiuso… A Tor Pignattara la situazione era più tesa, c’erano le barricate e al quartiere si accedeva solo da via della Marranella e dall’Acqua Bullicante.
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10.0 min
La Casilina era considerata la strada della guerra e aveva come complementare la Prenestina. Sasà va a conoscere Nino Franchillucci che era il comandante politico della zona e che era nascosto in una distilleria a Via Assisi. Fu così che Lupo, un compagno del Quadraro, prese contatto con i compagni di Centocelle per fare l’insurrezione. A Centocelle si stava preparando una manifestazione a piazza dei Mirti. Fu così che Sasà salì sul muretto di piazza dei Mirti, sicuro che dopo due tre slogan, si sarebbero avvicinati i tedeschi e la manifestazione sarebbe finita. Invece i tedeschi si defilarono dentro una bottiglieria e la manifestazione andò avanti. Qualcuno chiedeva come iscriversi all’esercito di liberazione, dove trovare le armi… E dilagò l’entusiasmo fino all’idea di andare al Quarticciolo a distruggere la sede del partito fascista repubblicano. La cosa si trasformo in uno scontro a fuoco, un fascista rimase ferito, l’altro colpito a morte.
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5.1 min
Sasà racconta che sono state condotte azioni molto importanti a Roma che i tedeschi volevano far diventare uno snodo fondamentale per il fronte di Cassino contro l’esercito alleato e per essere città di svago. Le azioni causarono l’allargamento del coprifuoco, la proibizione dell’uso delle biciclette, visto che le prime azioni erano state fatte su due ruote. A Natale del 43 i tedeschi chiodini una tregua tramite un manifesto in cui si dichiarava la sospensione del coprifuoco e delle razzie a fronte di una sospensione degli attacchi. La cosa non fu accettata. Il 26 di dicembre Mario Fiorentini lancia uno spezzone davanti a Regina Coeli e fa saltare un camion di tedeschi, la notte del 31 Sasà e Carla Capponi fanno saltare il centralino telefonico della contraerea tedesca. Poi il 22 gennaio ad Anzio sbarcano gli alleati e si predispone l’insurrezione a Roma. Sasà viene mandato a Centocelle.
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2.0 min
Succedeva che ci fossero in ogni zona elementi più attivi e che avevano dato segno di affidabilità e sicurezza, anche fisicamente parlando, visto che bisognava correre, essere svelti nelle azioni. Queste persone furono i GAP. Prima furono costituiti i GAP centrali, poi quelli di zona. Tutto sempre senza conoscere i nomi veri ma solo quelli di battaglia.
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7.0 min
Sasà era nelle organizzazioni antifasciste fin dal 38, quando stava ancora al liceo. Quando poi Roma venne occupata dai nazisti, Sasà nei GAP el centro cominciò a mettere in piedi squadre di intervento che facevano comizi volanti, trasporti di armi, distribuzione di volantini… C’erano vari depositi di armi: uno era a largo Goldoni, l’atro alla latteria ai Tre Scalini a Piazza Navona, un altro ancora da Giolitti vicino al Parlamento. Era già stato arrestato per i moti universitari del 41 e si era dato ad una semiclandestinità. Abitava in un reparto del Policlinico insieme ad altri politici nascosti. C’erano nascosti perfino dei fascisti che non aveva voluto aderire alla Repubblica Sociale. Si calcola che fra renitenti di leva, carabinieri, ebrei, politici, partigiani, sbandati… ci fossero almeno 300 mila persone nascoste.
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6.2 min
A Tor Pignattara c’era una situazione molto tesa. Intanto perché c’era Stampacchia che poi fu ucciso da Scifoni ma soprattutto per la posizione strategica: era l’inizio della Casilina da dove passavano i rifornimenti tedeschi diretti al fronte di Cassino. Sasà ha avuto il suo primo contatto proprio a Tor Pignattara con Nino Franchellucci, col quale ebbe per tutto il periodo contatti quasi quotidiani. Poi, a seguito dei tradimenti, tutti quelli che si sono salvati, vennero trasferiti altrove, non solo Sasà ma anche Pertini, Amendola, Salinari…
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5.8 min
Guglielmo Blasi, che era con Sasà a Via Rasella, finì per tradire e fece prendere quasi tutta l’organizzazione. Si salvarono Sasà, Carla Capponi, Mario Fiorentini e pochi altri. Si era fatto prendere mentre con documenti falsi e durante il coprifuoco, stava svaligiando un negozio. Per salvarsi la pelle promise di far prendere tutti gli atri perché conosceva l’appuntamento dei vertici dei GAP. Calamandrei che aveva dei documenti in tasca, chiese di andare in bagno per distruggerli e subito dopo si accorse che c’era una finestrella stretta. Lui era molto magri e riuscì a scappare e avvertire Sasà e gli altri del tradimento di Blasi. Sasà e Carla Capponi vennero trasferiti prima a Palestrina e poi in Jugoslavia.
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