Racconti

10.8 min
Tersilla Ghione è nata a Canelli (AT) il 29 febbraio 1920. Tersilla passa la sua infanzia tra Canelli e Cassinasco, insieme ai nonni e agli zii che la crescono, dopo la partenza dei genitori per l’Argentina in cerca di fortuna. Durante il periodo della Resistenza, poco più che ventenne, diventa staffetta partigiana, con il soprannome di “Cilli” e mette a disposizione la sua casa come nascondiglio e infermeria per diversi partigiani. Nell’estate del ‘45, dopo quattro anni di separazione forzata, ritrova suo cugino Giuseppe Grimaldi “Pippo”, che in questo lasso di tempo, dopo aver abbandonato l’esercito in Sicilia, è riuscito a risalire tutta l’Italia, sfuggendo alla cattura come disertore. Dopo la fine della guerra Tersilla e Pippo si sposano. Lei quindi riprende la sua attività di fruttivendola a Canelli, iniziata dalla “Neira” sua nonna, mentre lui ricomincia a fare l’autotrasportatore in tutta Italia per i produttori vinicoli locali.
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9.6 min
Tersilla Ghione è nata a Canelli (AT) il 29 febbraio 1920. Tersilla passa la sua infanzia tra Canelli e Cassinasco, insieme ai nonni e agli zii che la crescono, dopo la partenza dei genitori per l’Argentina in cerca di fortuna. Durante il periodo della Resistenza, poco più che ventenne, diventa staffetta partigiana, con il soprannome di “Cilli” e mette a disposizione la sua casa come nascondiglio e infermeria per diversi partigiani. Nell’estate del ‘45, dopo quattro anni di separazione forzata, ritrova suo cugino Giuseppe Grimaldi “Pippo”, che in questo lasso di tempo, dopo aver abbandonato l’esercito in Sicilia, è riuscito a risalire tutta l’Italia, sfuggendo alla cattura come disertore. Dopo la fine della guerra Tersilla e Pippo si sposano. Lei quindi riprende la sua attività di fruttivendola a Canelli, iniziata dalla “Neira” sua nonna, mentre lui ricomincia a fare l’autotrasportatore in tutta Italia per i produttori vinicoli locali.
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12.2 min
Tersilla Ghione è nata a Canelli (AT) il 29 febbraio 1920. Tersilla passa la sua infanzia tra Canelli e Cassinasco, insieme ai nonni e agli zii che la crescono, dopo la partenza dei genitori per l’Argentina in cerca di fortuna. Durante il periodo della Resistenza, poco più che ventenne, diventa staffetta partigiana, con il soprannome di “Cilli” e mette a disposizione la sua casa come nascondiglio e infermeria per diversi partigiani. Nell’estate del ‘45, dopo quattro anni di separazione forzata, ritrova suo cugino Giuseppe Grimaldi “Pippo”, che in questo lasso di tempo, dopo aver abbandonato l’esercito in Sicilia, è riuscito a risalire tutta l’Italia, sfuggendo alla cattura come disertore. Dopo la fine della guerra Tersilla e Pippo si sposano. Lei quindi riprende la sua attività di fruttivendola a Canelli, iniziata dalla “Neira” sua nonna, mentre lui ricomincia a fare l’autotrasportatore in tutta Italia per i produttori vinicoli locali.
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11.3 min
Gian Carlo Scarrone nasce a Canelli (AT) l'11 novembre 1939, appena iniziata la Seconda guerra mondiale. Canelli era all'epoca una cittadina pesantemente presidiata dalle forze repubblichine degli arditi della S. Marco comandati da Marcianò Il papà faceva il barbiere e la mamma gestiva un negozio di Cartoleria con vendita dei giocattoli. Nella 1^ Parte racconta la parte della sua infanzia in tempo della II^ guerra mondiale
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9.4 min
Gian Carlo Scarrone nasce a Canelli (AT) l'11 novembre 1939, appena iniziata la Seconda guerra mondiale. Canelli era all'epoca una cittadina pesantemente presidiata dalle forze repubblichine degli arditi della S. Marco comandati da Marcianò Il papà faceva il barbiere e la mamma gestiva un negozio di Cartoleria con vendita dei giocattoli. Nella 2^ Parte racconta la parte della sua infanzia in tempo della II^ guerra mondiale
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6.6 min
I ricordi ricostruiscono i giorni della Liberazione a Chieri, alternando i momenti tragici a quelli festosi. Intervista di Ferruccio Ferrua. Riprese di Roberto Destefanis. Montaggio: Roberto Destefanis
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4.5 min
Chieri viene liberata in anticipo, nell’arco un giorno, il 19 aprile 1945. Segue, il giorno dopo, la reazione fascista, tra violenze e cattura di ostaggi, ultimo colpo di coda prima della liberazione definitiva. Ottavio descrive la drammatica fucilazione di un prigioniero fascista, quasi invocata dalla folla. Intervista di Roberto Destefanis Riprese: Silvia Tirtei Montaggio: Roberto Destefanis
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5.7 min
Ottavio narra, senza trascurare i risvolti a tratti comici o paradossali, un episodio del 1944 che non diventa tragedia perché i protagonisti, nonostante il pericolo, accettano di recitare a soggetto, al di là del ruolo ufficiale. Intervista di Roberto Destefanis Riprese: Silvia Tirtei Montaggio: Roberto Destefanis
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15.2 min
Il partigiano garibaldino Bruno Paiardi (1924) ci racconta alcuni episodi della sua Resistenza, iniziata all'indomani dell'8 settembre e combattuta sulle montagne della provincia di Brescia. Dopo un breve periodo di distaccamento in un GAP a Milano, partecipa alla drammatica battaglia del Sonclino, della quale è uno degli ultimi due testimoni viventi.
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6.1 min
L'intervistato racconta il giorno in cui gli americani gettavano le bombe dagli aerei sulle basi tedesche vicino la località da egli abitata,vicino a queste base tedesche vi erano gli ottantadue partigiani che si nascondevano tra le montagne, aiutati dagli americani che lasciavano cadere dagli aerei le provviste e munizioni. Il signor Sante ricorda la partenza dei partigiani dalle montagne fino in pianura a causa dell’arrivo dei tedeschi, e l’incontro avvenuto tra tre uomini delle truppe tedesche e i partigiani. I partigiani colpirono i tedeschi, uno rimase ferito ad una gamba mentre gli altri due riuscirono a fuggire tramite il corso del fiume. Il girono successivo altre truppe tedesche diedero fuoco al paese, spararono contro i boschi per essere sicuri di non essere circondati dai partigiani. Successivamente vi è il racconto delle barbarie che i tedeschi compirono nei confronti degli abitanti del paese: presero la legna, i beni alimentari e ciò che serviva alla famiglia per il sostentamento e gli diedero fuoco.
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5.8 min
Il partigiano Mario Beschi (122a Brigata Garibaldi bis) racconta i giorni immediatamente seguenti il 25 aprile 1945 in Valle Sabbia.
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1.5 min
Il partigiano garibaldino Mario Beschi ci accompagna sui luoghi della sua Resistenza in Valle Sabbia. In questo video ci racconta gli effetti del proclama Alexander sulla sua prima attività partigiana, in provincia di Genova.
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2.5 min
Roma giuridicamente non è mai stata riconosciuta come città aperta. Né dagli alleati né tanto meno dai tedeschi che se lo fosse stata non avrebbero mai potuto fare i rastrellamenti del Ghetto, del Quadraro, dei militari, dei civili. E questo ha significato 53 bombardamenti dal 19 luglio 43 fino alla liberazione avvenuta il 4 giugno 44. Tra questi, il bombardamento dell’aeroporto di Centocelle che è stato raso al suolo insieme alle borgate circostanti.
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3.4 min
Dopo i fatti di piazza dei Mirti e di Via dei Castani, a Centocelle si configurò un nuovo assetto: la polizia finì per chiedere forme di accordo e perfino ad insegnare a sparare ai giovani partigiani. La popolazione dava il più incondizionato appoggio. Sasà abitava, si fa per dire, dormivano sui tavoli, in una osteria a piazza dei Mirti dove la sera sia mangiava, e anche qui si fa pe dire. Ma la sera ci si vedeva tutti, con i fazzoletti rossi, ci si salutava col pugno chiuso… A Tor Pignattara la situazione era più tesa, c’erano le barricate e al quartiere si accedeva solo da via della Marranella e dall’Acqua Bullicante.
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10.0 min
La Casilina era considerata la strada della guerra e aveva come complementare la Prenestina. Sasà va a conoscere Nino Franchillucci che era il comandante politico della zona e che era nascosto in una distilleria a Via Assisi. Fu così che Lupo, un compagno del Quadraro, prese contatto con i compagni di Centocelle per fare l’insurrezione. A Centocelle si stava preparando una manifestazione a piazza dei Mirti. Fu così che Sasà salì sul muretto di piazza dei Mirti, sicuro che dopo due tre slogan, si sarebbero avvicinati i tedeschi e la manifestazione sarebbe finita. Invece i tedeschi si defilarono dentro una bottiglieria e la manifestazione andò avanti. Qualcuno chiedeva come iscriversi all’esercito di liberazione, dove trovare le armi… E dilagò l’entusiasmo fino all’idea di andare al Quarticciolo a distruggere la sede del partito fascista repubblicano. La cosa si trasformo in uno scontro a fuoco, un fascista rimase ferito, l’altro colpito a morte.
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