Racconti

15.2 min
Il partigiano garibaldino Bruno Paiardi (1924) ci racconta alcuni episodi della sua Resistenza, iniziata all'indomani dell'8 settembre e combattuta sulle montagne della provincia di Brescia. Dopo un breve periodo di distaccamento in un GAP a Milano, partecipa alla drammatica battaglia del Sonclino, della quale è uno degli ultimi due testimoni viventi.
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6.1 min
L'intervistato racconta il giorno in cui gli americani gettavano le bombe dagli aerei sulle basi tedesche vicino la località da egli abitata,vicino a queste base tedesche vi erano gli ottantadue partigiani che si nascondevano tra le montagne, aiutati dagli americani che lasciavano cadere dagli aerei le provviste e munizioni. Il signor Sante ricorda la partenza dei partigiani dalle montagne fino in pianura a causa dell’arrivo dei tedeschi, e l’incontro avvenuto tra tre uomini delle truppe tedesche e i partigiani. I partigiani colpirono i tedeschi, uno rimase ferito ad una gamba mentre gli altri due riuscirono a fuggire tramite il corso del fiume. Il girono successivo altre truppe tedesche diedero fuoco al paese, spararono contro i boschi per essere sicuri di non essere circondati dai partigiani. Successivamente vi è il racconto delle barbarie che i tedeschi compirono nei confronti degli abitanti del paese: presero la legna, i beni alimentari e ciò che serviva alla famiglia per il sostentamento e gli diedero fuoco.
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5.8 min
Il partigiano Mario Beschi (122a Brigata Garibaldi bis) racconta i giorni immediatamente seguenti il 25 aprile 1945 in Valle Sabbia.
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1.5 min
Il partigiano garibaldino Mario Beschi ci accompagna sui luoghi della sua Resistenza in Valle Sabbia. In questo video ci racconta gli effetti del proclama Alexander sulla sua prima attività partigiana, in provincia di Genova.
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2.5 min
Roma giuridicamente non è mai stata riconosciuta come città aperta. Né dagli alleati né tanto meno dai tedeschi che se lo fosse stata non avrebbero mai potuto fare i rastrellamenti del Ghetto, del Quadraro, dei militari, dei civili. E questo ha significato 53 bombardamenti dal 19 luglio 43 fino alla liberazione avvenuta il 4 giugno 44. Tra questi, il bombardamento dell’aeroporto di Centocelle che è stato raso al suolo insieme alle borgate circostanti.
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3.4 min
Dopo i fatti di piazza dei Mirti e di Via dei Castani, a Centocelle si configurò un nuovo assetto: la polizia finì per chiedere forme di accordo e perfino ad insegnare a sparare ai giovani partigiani. La popolazione dava il più incondizionato appoggio. Sasà abitava, si fa per dire, dormivano sui tavoli, in una osteria a piazza dei Mirti dove la sera sia mangiava, e anche qui si fa pe dire. Ma la sera ci si vedeva tutti, con i fazzoletti rossi, ci si salutava col pugno chiuso… A Tor Pignattara la situazione era più tesa, c’erano le barricate e al quartiere si accedeva solo da via della Marranella e dall’Acqua Bullicante.
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10.0 min
La Casilina era considerata la strada della guerra e aveva come complementare la Prenestina. Sasà va a conoscere Nino Franchillucci che era il comandante politico della zona e che era nascosto in una distilleria a Via Assisi. Fu così che Lupo, un compagno del Quadraro, prese contatto con i compagni di Centocelle per fare l’insurrezione. A Centocelle si stava preparando una manifestazione a piazza dei Mirti. Fu così che Sasà salì sul muretto di piazza dei Mirti, sicuro che dopo due tre slogan, si sarebbero avvicinati i tedeschi e la manifestazione sarebbe finita. Invece i tedeschi si defilarono dentro una bottiglieria e la manifestazione andò avanti. Qualcuno chiedeva come iscriversi all’esercito di liberazione, dove trovare le armi… E dilagò l’entusiasmo fino all’idea di andare al Quarticciolo a distruggere la sede del partito fascista repubblicano. La cosa si trasformo in uno scontro a fuoco, un fascista rimase ferito, l’altro colpito a morte.
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5.1 min
Sasà racconta che sono state condotte azioni molto importanti a Roma che i tedeschi volevano far diventare uno snodo fondamentale per il fronte di Cassino contro l’esercito alleato e per essere città di svago. Le azioni causarono l’allargamento del coprifuoco, la proibizione dell’uso delle biciclette, visto che le prime azioni erano state fatte su due ruote. A Natale del 43 i tedeschi chiodini una tregua tramite un manifesto in cui si dichiarava la sospensione del coprifuoco e delle razzie a fronte di una sospensione degli attacchi. La cosa non fu accettata. Il 26 di dicembre Mario Fiorentini lancia uno spezzone davanti a Regina Coeli e fa saltare un camion di tedeschi, la notte del 31 Sasà e Carla Capponi fanno saltare il centralino telefonico della contraerea tedesca. Poi il 22 gennaio ad Anzio sbarcano gli alleati e si predispone l’insurrezione a Roma. Sasà viene mandato a Centocelle.
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2.0 min
Succedeva che ci fossero in ogni zona elementi più attivi e che avevano dato segno di affidabilità e sicurezza, anche fisicamente parlando, visto che bisognava correre, essere svelti nelle azioni. Queste persone furono i GAP. Prima furono costituiti i GAP centrali, poi quelli di zona. Tutto sempre senza conoscere i nomi veri ma solo quelli di battaglia.
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7.0 min
Sasà era nelle organizzazioni antifasciste fin dal 38, quando stava ancora al liceo. Quando poi Roma venne occupata dai nazisti, Sasà nei GAP el centro cominciò a mettere in piedi squadre di intervento che facevano comizi volanti, trasporti di armi, distribuzione di volantini… C’erano vari depositi di armi: uno era a largo Goldoni, l’atro alla latteria ai Tre Scalini a Piazza Navona, un altro ancora da Giolitti vicino al Parlamento. Era già stato arrestato per i moti universitari del 41 e si era dato ad una semiclandestinità. Abitava in un reparto del Policlinico insieme ad altri politici nascosti. C’erano nascosti perfino dei fascisti che non aveva voluto aderire alla Repubblica Sociale. Si calcola che fra renitenti di leva, carabinieri, ebrei, politici, partigiani, sbandati… ci fossero almeno 300 mila persone nascoste.
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6.2 min
A Tor Pignattara c’era una situazione molto tesa. Intanto perché c’era Stampacchia che poi fu ucciso da Scifoni ma soprattutto per la posizione strategica: era l’inizio della Casilina da dove passavano i rifornimenti tedeschi diretti al fronte di Cassino. Sasà ha avuto il suo primo contatto proprio a Tor Pignattara con Nino Franchellucci, col quale ebbe per tutto il periodo contatti quasi quotidiani. Poi, a seguito dei tradimenti, tutti quelli che si sono salvati, vennero trasferiti altrove, non solo Sasà ma anche Pertini, Amendola, Salinari…
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5.8 min
Guglielmo Blasi, che era con Sasà a Via Rasella, finì per tradire e fece prendere quasi tutta l’organizzazione. Si salvarono Sasà, Carla Capponi, Mario Fiorentini e pochi altri. Si era fatto prendere mentre con documenti falsi e durante il coprifuoco, stava svaligiando un negozio. Per salvarsi la pelle promise di far prendere tutti gli atri perché conosceva l’appuntamento dei vertici dei GAP. Calamandrei che aveva dei documenti in tasca, chiese di andare in bagno per distruggerli e subito dopo si accorse che c’era una finestrella stretta. Lui era molto magri e riuscì a scappare e avvertire Sasà e gli altri del tradimento di Blasi. Sasà e Carla Capponi vennero trasferiti prima a Palestrina e poi in Jugoslavia.
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8.1 min
La Resistenza a Roma è stata organizzata fondamentalmente dai cittadini romani che hanno costruito una gigantesca rete di solidarietà verso tutti quelli che erano nascosti. Poi c’era il centro militare clandestino, il CLN dove c’erano le Brigate Garibaldine che erano quelle del Partito Comunista, le brigate Matteotti che erano del Partito Socialista, le brigate di Giustizia e Libertà che erano del Partito d’Azione, , le formazioni che non si riconoscevano come i Repubblicani e Bandiera Rossa le Brigate Bianche della Democrazia Cristiana, le Brigate Autonome del Partito Liberale. Accanto a tutto questo, all’interno di ogni formazione, c’erano i GAP, Gruppi di Azione Patriottica che erano tutti giovani a cui si davano gli incarichi militari più difficili e importanti. I GAP sono quelli che hanno organizzato l’evasione di Pertini e Saragat da Centocelle, la bomba (che non esplose) al Teatro Adriano a piazza Cavour, solo per dirne due. A Roma c’era una giunta militare i cui comandanti erano Riccardo Bauer, Giorgio Amendola e Sandro Pertini. Comandanti dei GAP erano Antonello Trombadori, Alfio Marchini, Carlo Salinari e Franco Calamandrei. E ognuno dei combattenti di punta coman
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12.6 min
L’avviso ai partigiani di presentarsi non c’è stato, non è stata avvertita la popolazione tanto è vero che il Papa, accusato di non essersi prodigato per evitare l’eccidio delle Fosse Ardeatine, non potè fare nulla perché non ne sapeva nulla: questo dagli atti del processo contro Pio XII. Ma ancora più importante: sia Kesserling che Kappler, nei loro processi hanno dichiarato ci non aver fatto nessun avviso di presentazione. L’azione a Via Rasella era stata fatta alle 15,50 del 23 marzo, alle ore 14 del 24 marzo iniziano le fucilazioni alle Fosse Ardeatine che finiscono alle 20 e contemporaneamente la radio annunciò “la sentenza è stata eseguita”. I cittadini seppero tutto solo a mezzogiorno del 25 marzo dai giornali che, a causa del coprifuoco, uscivano in tarda mattinata.
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12.5 min
L’attentato a via Rasella fu fatto da diciotto persone: cinque che fecero materialmente l’attentato, gli altri di copertura e poi le staffette. Una delle cose controverse fu l’affermazione che i tedeschi fossero disarmati e vecchi territoriali alto atesini e quindi italiani. Intanto marciavano preceduti da mezzi militari armati, ognuno di loro era armato di mitra e nella cintola avevano delle bombe a mano. Non erano italiani perché nel 38 un accordo fatto da Mussolini con Hitler, prevedeva che gli alto atesini potessero scegliere la nazionalità e questi erano tutti uomini che avevano optato per la nazionalità tedesca. Non erano vecchi: erano militari di leva e quindi uomini dai venti ai 35 anni. Si trattava a tutti gli effetti di soldati nemici. L’ordigno che esplose era nascosto in un carretto dell’immondizia ma a questo si aggiunsero, e furono quelle a finire di massacrarli, le esplosioni delle bombe a mano infilate nella cintola della divisa.
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