02 La vita disumana del manicomio

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Ancora oggi, per Annibale Crosignani, l'ingresso in ospedale psichiatrico nell'agosto del 1968 è un ricordo vivissimo e indelebile. Egli attraverso il ricordo biografico di numerosissimi pazienti, ricostruisce la realtà quotidiana del manicomio della fine degli anni '60. Una realtà degradata e spaventevole fatta di sopraffazioni e di emarginazione. Ma questo ambiente era anche stimolante per il giovane psichiatra alla ricerca della possibilità di intervento a favore di un umanità sofferente e sopraffatta. Proprio nella realtà della corsia capì che quella era la sua autentica strada professionale, il suo modo di esprimersi nella società che a lungo e invano aveva ricercato nei corridoi degli istituti universitari, nelle cliniche di neurologia, di neurochirurgia o nel laboratorio di anatomia patologica.
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Alessandro Bargoni
27/12/2017 - alle ore10:16
Ancora oggi, per Annibale Crosignani, l'ingresso in ospedale psichiatrico nell'agosto del 1968 è un ricordo vivissimo e indelebile. Egli attraverso il racconto biografico di numerosissimi pazienti, ricostruisce la realtà quotidiana del manicomio della fine degli anni '60. Una realtà degradata e spaventevole fatta di sopraffazioni e di emarginazione. Ma questo ambiente era anche stimolante per il giovane psichiatra alla ricerca della possibilità di intervento a favore di un umanità sofferente e sopraffatta. Proprio nella realtà della corsia capì che quella era la sua autentica strada professionale, il suo modo di esprimersi nella società che a lungo e invano aveva ricercato nei corridoi degli istituti universitari, nelle cliniche di neurologia, di neurochirurgia o nel laboratorio di anatomia patologica.