3.1 min
“Cercavo di metterli assieme, ma si dividevano come l'olio e l'aceto”. Intervista di Ferruccio Ferrua. Tecnico di ripresa: Silvia Tirtei. Montaggio di Alberto Zanchettin
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5.2 min
La passione per i motori, trasmessagli dai genitori, porta Armando a fondare a Chieri il “Motoclub Franchino”. Intervista di Ferruccio Ferrua. Tecnico di ripresa: Silvia Tirtei. Montaggio di Alberto Zanchettin
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3.2 min
L'azienda tessile si sviluppa e diversifica la sua produzione. Nel dopoguerra vi lavorano 150 operai. Intervista di Ferruccio Ferrua. Tecnico di ripresa: Silvia Tirtei. Montaggio di Alberto Zanchettin
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2.1 min
Il papà, un tecnico tessile “cuntrameter”, porta avanti con successo l'azienda. Intervista di Ferruccio Ferrua. Tecnico di ripresa: Silvia Tirtei. Montaggio di Alberto Zanchettin
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3.5 min
I genitori di Armando danno l'avvio ad un'azienda tessile a Chieri. Intervista di Ferruccio Ferrua. Tecnico di ripresa: Silvia Tirtei. Montaggio di Alberto Zanchettin
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3.5 min
Da un estratto della ricostruzione di Agostino Gay e con le immagini di Cesare Matta, entrambi nel1978 membri del Centro Culturale chierese, una riproposizione anche musicale del lavoro di recupero della memoria tessile operato con l'indispensabile aiuto del Centro Anziani.
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2.1 min
Dalla prima Biennale del 1998 all'invito del Textilmuseum di San Gallo nel 2004/2005: il cammino della via chierese alla Fiber Art attraverso "Trame d'autore" nella ricostruzione di Agostino Gay, all'epoca della prima edizione Assessore alla Cultura, Sindaco nel 2004/2005.
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1.8 min
La prima attività collaterale al Museo del Tessile, nata da un'intuizione di Armando Brunetti e divenuta un marchio ed un'attività di assoluta rilevanza.
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6.5 min
Nella ricostruzione di Agostino Gay, nel 1993 Assessore all'Istruzione, il primo atto del processo che portò al Museo del Tessile, nell'ultimo periodo dell'amministrazione Berruto.
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4.9 min
Giovani ed anziani chieresi nel 1978 collaborano per allestire una mostra che permette di riscoprire e portare all'attenzione della cittadinanza le tradizioni tessili chieresi, tanto da immaginarle come il primo nucleo di un futuro Museo del tessile di Chieri.
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4.3 min
I convegni collaterali, il rapporto con il Politecnico, l'allestimento, l'apporto fondamentale dei volontari e il ruolo del Comune nel quadro disegnato da Agostino Gay, all'epoca Assessore alle Risorse culturali per ricostruire il clima culminato il 16 marzo 1996, il momento della prima apertura del Museo del Tessile
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55.1 min
Attraverso storie di infermieri, di medici e di ammalati, Annibale Crosignani illustra la vita quotidiana del manicomio. Ricorda la tripartizione funzionale costituita da tre mondi, quello dei medici, degli infermieri e dei malati, quasi incomunicabili tra loro, e compone un affresco narrativo che fa rivivere all'ascoltatore il clima e l'ambiente del manicomio degli anni'60. In questi racconti, che ricordano anche le attività molteplici dei ricoverati del manicomio come l'allevamento di animali da carne, il panificio industriale, l'impresa di costruzioni ecc. ancora una volta gli internati ammalati erano vittime impotenti dello sfruttamento dei loro guardiani, medici, infermieri, amministratori dell'ospedale che approfittavano della disponibilità di manodopera a costo zero. Inoltre Crosignani chiarisce i rapporti tra le Istituzioni che sovraintendevano il manicomio, Provincia e Opera Pia che entreranno in conflitto aspro tra loro al momento della conflagrazione della contestazione psichiatrica degli anni '70, con scambi di accuse e reciproci addossamenti di responsabilità.
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29.0 min
La riforma psichiatrica a Torino fu promossa fin dalle fasi iniziali da un insieme di movimenti e di associazioni che assunsero le caratteristiche di iniziative partite dal basso a differenza dell'esperienza basagliana contraddistinta da un forte personalismo e eterodiretta. Le istituzioni sanitarie, politiche, amministrative e universitarie torinesi furono tutte contro questo movimento nel suo insieme, mentre un grande appoggio venne dalla stampa, dai quattro giornali torinesi del tempo. Crosignani traccia un paragone tra le iniziative nel manicomio di Gorizia, promosse da Franco Basaglia e quelle del manicomio di via Giulio a Torino e ne sottolinea le differenze fondamentali. Tra queste, la forte preoccupazione di Basaglia di diffondere nel Paese, in modo attivo, il movimento di riforma psichiatrica e soprattutto a Torino, città modello per esperimenti politici e sociali. Crosignani tracia un quadro molto vivido di quelle esperienze torinesi e i contatti con la realtà di Gorizia e i rapporti con Basaglia e Jervis illustrandone gli aspetti positivi. Con altrettanta pacatezza e obbiettività ricorda le ombre del personaggio Basaglia e del suo movimento.
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16.2 min
Crosignani descrive l’esperienza di Basaglia a Gorizia sottolineando l’importanza di aver dato al malato mentale la dignità di persona che il manicomio negava. Per quel tempo l’esperimento fu un atto rivoluzionario, un esempio per tutti i movimenti antimanicomiali che in seguito nacquero in Italia. Nello stesso tempo Crosignani sottolinea che l’azione di Basaglia rimase dentro le mura del manicomio, concentrandosi sul significato della malattia mentale che egli caricò di valenze politiche e ideologiche eccessive. L’esperienza di Parma, città con amministrazione comunista, si identificò con la figura di Mario Tommasini, assessore alla provincia, il quale con l’aiuto del Movimento Studentesco liberò i malati del manicomio di Colorno operando come se la malattia mentale non esistesse. Anche a Perugia a partì a metà degli anni ’60 un processo di de-ospedalizzazione sostenuto fortemente dalla politica del PCI con la creazione di un valido servizio psichiatrico esterno dai connotati marxisti. Crosignani analizza queste tre esperienze di riforma della psichiatria mettendole a confronto con quella di Torino, con ricchezza di dettagli e vividezza di ricordi, solo come può fare
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25.9 min
Dopo vent'anni di lotte contro la vecchia istituzione manicomiale venne finalmente promulgata la legge 180. I veri estensori della legge, approvata in commissione e quindi all'unanimità, furono la dottoressa Milano, parlamentare del PCI, e Eliodoro Novello, Segretario dell'Associazione Medici Ospedalieri Psischiatri Italiani. Legge approvata frettolosamente senza un sereno dibattito e soprattutto senza prevedere gli aspetti assistenziali e sociali derivati dalla chiusura dei manicomi. L’applicazione della legge, come si constatò dopo poco tempo, si disinteressava dell'assistenza di decine di miglia di individui non in grado di badare a sé stessi. Per alcuni anni gli ex-internati andarono a gonfiare le fila dei disadattati, dei senza dimora, dei barboni, di una popolazione dei centri cittadini emarginata e abbandonata. Senza dimora trovavano posto per dormire tra le tombe del cimitero o nelle gabbie degli animali dello Zoo cittadino dismesso. Un problema drammatico conseguente all'applicazione della legge caratterizzata dai suoi pesanti condizionamenti ideologici. d'altronde questa popolazione era ignorata dagli psichiatri che si giustificavano considerandoli dei mendicanti, dei barboni
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