Bianchedi Guido

 
Bianchedi Guido

nato nel 1920
Roma

5 Racconti

15.0 min
Ad un certo punto il campo si cominciò a svuotare. Sparirono anche i tedeschi. Dopo un paio di giorni sono arrivati gli americani: erano rimasti in sessanta. Guido come tanti altri non tornò subito in Italia, riuscì a tornare a Roma alla fine di luglio. Pesava 32 chili e aveva ancora la divisa a strisce del campo. Arrivato a Ostia la sorpresa fu di trovare scritte politiche inneggianti al comunismo: Guido nel campo non aveva avuto molte notizie e capì che nel frattempo erano cambiate tante cose. Guido non è mai voluto tornare nei campi.
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22.9 min
Guido nel campo ha assistito a parecchie impiccagioni, la forca era sul piazzale dell’appello, rialzata in modo che tutti potessero vedere, aveva cinque posti. Almeno una volta a settimana la forca si riempiva. Al lavoro si andava a piedi se la destinazione era al di sotto dei cinque km il che significava avere pochissimo tempi dopo i turni di lavoro. E poi c’erano i tempi lunghi degli infiniti appelli. Si passavano in piedi 18 ore. Per qualunque sciocchezza scattavano le punizioni, anche sporcare per terra era considerato sabotaggio. Senza contare che gli ordini erano in tedesco e bastava non rispondere o rispondere in modo considerato sbagliato. Guido ha la sensazione che il fine era di instillare paura ma l’ultimo dei problemi era il materiale umano perché ne arrivava da tutta l’Europa. Il campo di Dora era il più segreto e misterioso.
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15.2 min
Le gallerie erano molto più grandi di quelle autostradali che sono in media larghe 12 metri: le due principali dove entravano i treni erano di almeno 25 metri di larghezza e alte fino a nove metri. Su queste si aprivano gallerie laterali più piccole dove erano sistemati gli impianti della fabbrica. In questa fabbrica delle V2, padrone assoluto era Werner Von Braun. Davanti a lui tremavano anche le SS, padrone dispotico che aveva rispetto solo per certo Mino, un uomo piccolo coi baffetti, direttore dei lavori. Von Braun forse non era un fanatico come i giovani nazisti. Dalla fabbrica sono uscite parecchie V2.
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15.8 min
Nel campo c’erano prigionieri provenienti da tutta l’Europa: russi, polacchi, molti francesi, tedeschi politici e tedeschi criminali comuni che diventavano capoblocco. Nel campo i rapporti erano molti importanti, anche per sopravvivere. Mario è stato uno che ha aiutato molto gli italiani ed è finito impiccato. C’era la caccia a chi stava male ed era destinato all’eliminazione: gli si rubava il pezzo di pane che nascondeva. I francesi stavano meglio perché arrivavano i pacchi da casa e potevano mercanteggiare. Guido aveva fatto amicizia con un polacco che riceveva pagnotte ripiene col coscio di agnello e che gli dava sempre da mangiare. Ha cercato di rintracciarlo ma non ha più avuto notizie. C’erano amici italiani che lavoravano in una fabbrica di birra che la sera distribuivano ai compagni di baracca.
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17.8 min
Guido l’8 settembre si trovava militare a Lubiana. Ha tentato di uscire dalla Iugoslavia ma è stato fatto prigioniero dai tedeschi nei pressi di Postumia. Sono arrivati a Buchenwalt, erano circa settecento soldati: gli venne chiesto di aderire alla Repubblica di Salò ma la stragrande maggioranza si rifiutò. Dopo un paio di giorni furono portati nel campo di lavoro di Dora-Mittelbau: si trattava di lavorare in galleria. E per mesi in galleria passavano tutto il tempo perché erano stati allestiti i giacigli. Le persone cambiavano di continuo perché la mortalità era molto alta. Poi si accorsero dei forni crematori. La fabbrica in galleria costruiva le V2. E quando si scoprì cominciarono piccoli atti di sabotaggio: Guido confondeva i fili che dall’ogiva andavano ai comandi della bomba in modo che non funzionasse.
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