Comanducci Remo

 
Comanducci Remo

nato nel 1926
Nettuno

8 Racconti

5.4 min
Nel campo Remo ne ha viste di molto brutte. Ricorda che agli ebrei erano riservati i lavori più biechi come pulire le latrine. E ricorda che un giorno un giovanottone milanese che lavorava nel magazzino, pensò di chiudersi in una cassa che veniva spedita. Ma ad ogni rientro nei blocchi veniva fatto l’appello e nessuno poteva rientrare finchè l’assente non veniva trovato. Ci misero un paio d’ore, lo trovarono e lo uccisero a calci e pugni. E costrinsero tutti a passargli davanti e guardarlo: era ridotto una poltiglia.
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4.6 min
Gli americani hanno liberato il campo il 5 maggio del 45. E lì, ricorda Remo, la prima cosa che hanno pensato di fare è stato di vendicarsi degli aguzzini tedeschi. Siamo diventati delle bestie, racconta, perché la sofferenza era stata tanta. Prima di arrivare in Italia, si sono arrangiati, hanno rubacchiato qualche paio di scarpe, qualche maialino, qualche gallina, hanno fatto qualche danno e poi Remo è tornato a Roma.
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3.2 min
Da Mauthausen Remo è stato mandato al sottocampo di Gusen 2, dove si fabbricavano armi. Remo prima era al trasporto ai vagoni delle armi. Lavorava 12 ore. Poi è stato mandato alla catena di tornitura e rettifica delle canne delle machine pistole, una mitraglietta in dotazione ai tedeschi. Remo era addetto alla pulitura finale in un bagno di soda.
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4.4 min
E su un altro treno sono arrivati a Mauthausen. Era inverno e la neve era alta. I tedeschi li hanno fatti andare a piedi dalla stazione al campo (sono un paio di chilometri). Al campo sono stati spogliati, rasati a zero e gli diedero qualcosa da mettersi addosso. Non sapevano nulla dei forni crematori. Li hanno mandati al blocco dove si dormiva stretti tanto che se di notte qualcuno si alzava, non trovava più il posto. La mattina dovevano spianare il sentiero nella neve per far passare i tedeschi
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1.3 min
Quando sono arrivati a Dachau li hanno lasciati con i propri vestiti e con tutte le loro cose. Sono rimasti pochi giorni, forse una settimana. Mangiavano la solita zuppa che non sapevi cosa c’era dentro ma la fame era tanta e si mangiava tutto
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5.2 min
Il 24 dicembre del 43 Remo era al biliardo vicino all’Augustus a Corso Vittorio. Fu preso durante una retata della polizia, consegnati ai tedeschi e portati a Regina Coeli dove è rimasto fino al 4 dicembre quando con un camion è stato portato insieme ad altri, tutti ammanettati, alla stazione Tiburtina. Furono caricati in cinquanta su un vagone merci e chiusi dentro con un po’ di scatolette di carne e una mezza botte dove fare tutti i bisogni. Il treno è partito quando cominciava a fare buio.
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6.2 min
Quel giorno si era sparsa la voce che stavano arrivando i tedeschi e Remo andò con altri a Porta San Paolo. Loro tiravano sampietrini, i tedeschi sulle prima hanno sparato in aria poi ad altezza d’uomo. Remo con altri è scappato verso il cimitero degli inglesi ma i tedeschi li hanno trovati e portati a Regina Coeli. Remo è uscito dopo pochi giorni. La seconda volta Remo è arrivato a Regina Coeli perché rubava il rame nelle stazioni. A Regina Coeli vedevano i carcerati tornare dagli interrogatori gonfi di botte, qualcuno si sapeva che andava a Via Tasso.
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5.3 min
I genitori di Remo lavoravano entrambi al Grand Hotel, lei come cameriera, lui come pasticcere. Con Remo piccolino hanno girato un po0 di zone di Roma per arrivare alla fine all’Arco degli Acetari su Via del Pellegrino. Remo ha fatto solo la quinta elementare poi il padre lo mandò a lavorare come cameriere a Viale Romania al comando generale della Milizia dove un paio di volte ha incontrato Mussolini. Quando è caduto il fascismo Remo ha aveva cominciato a lavorare come elettricista.
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