Franco Scalabrini

 
Franco Scalabrini

nato nel 1936
Albano

6 Racconti

5.2 min
Franco ha ricordi molto vecchi: si ricorda il fastidio delle fasce, ricorda il primo passo fatto, a casa dello zio, ricorda, ed era già più grandicello, di quel giorno che gli fecero una foto con un vestito di velluto
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10.5 min
Franco quando l’Italia è entrata in guerra viveva in Trastevere a Vicolo del Piede. Non si è subito reso conto di cosa accadeva, vedeva solo il padre spostarsi verso le campagne accompagnando gente che andava fuori e tornare con roba da mangiare che riceveva come pagamento del trasporto. L’acqua bisognava andarla a prendere alle fontanelle. Si ricorda la tessera per la carne che si poteva prendere una volta la settimana. I tempi tristi sono arrivati con l’occupazione nazista che culminò con l’attentato a via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. A casa si temeva per il fratello più grande che non era ancora di leva ma che i tedeschi avrebbero potuto rastrellare comunque per mandarlo a lavorare in Germania. Un cugino infatti fu preso mentre andava a ballare e riuscì a non partire solo perché il padre era un bravo massaggiatore e faceva i massaggi ad un generale tedesco.
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6.5 min
Franco ha conosciuto la fidanzata quando faceva ancora la terza media nel turno di pomeriggio. Nella scuola a via Col di Lana la mattina c’erano le ragazze. La ragazza la mattina occupava lo stesso banco di Franco. I due hanno cominciato a scambiarsi biglietti lasciandoli sotto il banco ma non si erano mai incontrati. Poi, tempo dopo, il padre venne incaricato di fare grandi lavori idraulici in un palazzo di Via Bainsizza. Franco il pomeriggio vedeva sempre una bella ragazza: era lei, la ragazza dello stesso banco. Si sono sposati quanto lui aveva 21 anni e lei 23.
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7.1 min
Erano giochi poveri ma belli, anche perché i bambini se li costruivano da soli. La nizza era un classico della costruzione:bastava un vecchio manico di scopa. O il cerchio che era il cerchione di una vecchia bicicletta. Il pallone era fatto con le calze vecchie riempite di stracci o di carta. Vicino casa, a Via delle Fornaci, c’erano ancora le fabbriche di mattoni. Lì vicino si trovavano molte ranocchie e lucertole: erano battute di caccia per catturarle e poi lasciarle andare. E spesso riuscivano a prendere qualche mattone ancora fresco con cui a casa si modellavano navi e aerei. E poi c’erano gli aquiloni con la carta dei giornali e le canne che trovavano a Via delle Fornaci e l’aquilone veniva lanciato da Monte Ciocci. E c’era la fionda fatta con un ramo di albero a forcina e con strisce di camera d’aria che fungeva da elastico.
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4.7 min
Dalla finestra di casa, Franco ha visto passare gli americani lungo le Mura Vaticane mentre si dirigevano al Foro Italico. Visto che lanciavano roba da mangiare, Franco è andato con tutti gli altri e ha assaggiato le caramelle col buco e un pane bianco molto morbido. Con l’arrivo degli americani, si è cominciato a stare meglio. Franco non ricorda quanto sono stati a Roma ma certo per un po’ di tempo, tanto da dare lavoro anche alle donne. La zia ha lavorato per gli americani e spesso arrivava a casa con il latte condensato, buono, dolcissimo. Tanto buono che quella volta che la madre voleva fare un dolce,, il latte non c’era più: Franco e il cugino aveva fatto la marachella.
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4.5 min
Il padre faceva impianti idraulici e termini. Franco fin dai tempi della scuola, il pomeriggio andava a bottega dal padre. Ha cominciato col pulire il negozio che stava a Via Fabio Massimo, e tutta la parte davanti. Poi ha cominciato ad imparare il mestiere: andava a fare qualche riparazione con lo zio che aveva solo 10 anni, sapeva girare la forgia e tutte le volte che arrivava un prodotto nuovo, il padre glielo faceva smontare e rimontare in modo che franco imparasse a ripararli quando si fossero rotti.
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