Alvaro Vellei

 
Alvaro Vellei

nato nel 1960
Roma

7 Racconti

5.9 min
Fatto il liceo scientifico, Alvaro fu influenzato da un compagno che voleva fare l’insegnante perché trovava molto bello prendere dei ragazzi e portarli avanti. Appena laureato, uscì il concorso per l’insegnamento di geografia e di scienze. Degli anni caldi della politica Alvaro ricorda le gambizzazioni e le uccisioni e la tragica regolarità con cui succedevano questi terribili fatti. L’irregolarità delle lezioni convinse i genitori a mandare Alvaro ad un liceo privato dove la politica arrivava pochissimo. Quando Alvaro è arrivato all’università le cose si erano stemperate anche se in quegli anni è stato ucciso Bachelet e tutti sono rimasti bloccati. Brutto ricordo le file alla mensa, pressati come sardine dove si mangiava con 300 lire e poi sdraiati sul prato davanti a Geologia a prendere il sole.
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3.7 min
Alvaro non è mai stato e non lo è ancora un grande viaggiatore. Il primo viaggio da solo l’ha fatto a 19 anni, era già all’università e, dopo un corso di speleologia, ci fu un campo nel Cilento. Alvaro ha sempre letto molto e, insieme alla speleologia, amava gli scacchi e la fotografia. La prima macchina fotografica fu ai tempi dell’università quando andava con altri amici in giro a fotografare. Alvaro non ama particolarmente il mare; preferiva andare in montagna poi è nata la figlia che ha dirottato le vacanze verso le spiagge.
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4.4 min
La prima televisione arrivò a casa verso il 1969, un apparecchio avveniristico perché aveva il telecomando anche se col cavo e il padre stupiva gli astanti con il cambio di canale, che erano solo due. Prima si andava dai vicini. Quando si parla di TV ad Alvaro viene in mente Belfagor con Juiliette Greco nella parte di Belfagor, sceneggiato che gli ha messo addosso una paura dei fantasmi che è durata tanto tempo. Ricorda pochi cartoni animati, in bianco e nero, ricorda una trasmissione per ragazzi che si chiamava Chissà chi lo sa. Ricorda la trasmissione dello sbarco sulla Luna e Tito Stagno e il parapiglia con Ruggero Orlando dagli Stati Uniti. Alvaro aveva solo 9 anni e aveva paura: pensava che appena l’uomo fosse sceso sulla Luna, la Luna sarebbe caduta sulla Terra.
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4.4 min
Alvaro è sempre andato a scuola in classi miste. Anche dalle suore, ma solo per i primi due delle elementari dove Ricorda un gioco piuttosto malizioso: la suora prendeva due bambini, un maschietto e una femminuccia, per mano ma in senso opposto in modo che girando il maschietto inseguisse la bambina e il gioco si chiamava “corri gallina che il gallo ti acchiappa”. Alla terza elementare Alvaro è andato alla scuola pubblica e di quel periodo ricorda un maestro che aveva fatto la prima guerra mondiale ed era uno straordinario narratore di episodi di guerra che li lasciava incantati. Accanto a questo, alla fine della lezione, raccontava il pezzetto di una storia che si snodava di giorno in giorno: Alvaro pensa che fosse una storia del tutto inventata e un modo per tenerli tranquilli quei minuti prima del suono della campanella.
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2.4 min
Alvaro è cresciuto nella cristianità ma senza particolari oppressioni. Ha avuto una educazione blandamente cattolica. Quando la domenica Alvaro usciva vestito di tutto ma anziché andare a messa, andava al campo di pallone dietro la chiesa e tornava regolarmente tutto impolverato. Alvaro ha fatto la prima comunione ma non ha mai preso la cresima e si è sposato con rito civile.
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3.1 min
I genitori erano arrivati dalla provincia di Teramo in cercava di migliori opportunità anche se non venivano da famiglie povere. Il padre è andato a lavorare all’Acea e ha costruito una palazzina all’Alessandrino per se stessi, i figli e oltre: un paio di appartamenti sono stati sempre affittati. Alvaro non ha mai cambiato casa, è passato da un piano all’altro. In famiglia si parlava poco. Il pasto importante era la cena, poiché il padre non tornava a casa all’ora di pranzo. Natale era una festa vera: era il momento in cui i parenti da Giulianova venivano a Roma. In estate avveniva il contrario quando la famiglia di Alvaro andava in vacanza al mare.
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3.7 min
Il quartiere Alessandrino, dove Alvaro abitava e abita tuttora, era molto più verde, non c’0erano molte macchine e i ragazzini potevano giocare in mezzo alla strada. E’ stato così fino all’inizio degli anni ’70. A pallone si giocava fino a quando non faceva buio; si formavano due squadre e nell’arco del pomeriggio i giocatori cambiavano, nessuno dava importanza ai gol segnati. Un altro gioco era quello di mandare una pallina in una buchetta. Non si faceva molto caso a chi era maschio o femmina, certo a pallone giocavano soprattutto i maschi. Poi, ad una certa età le cose sono cominciate a cambiare.
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